

Il percorso attraversa i colli vicino a Battaglia Terme: Il M. Croce, M. Spinefrasse, M. Castellone, M. Ceva e M. Nuovo, che sono disposti a “ferro di cavallo” e racchiudono una conca coltivata a vigneti. A un'estremità si trova il castello del Catajo.
Il tempo di percorrenza è di almeno 3,30 ore; consigliato un periodo non eccessivamente caldo perché i versanti non sono sempre coperti da vegetazione arborea, soprattutto nella prima e ultima parte. Attenzione al Coluber viridiflavus carbonarius (scarbonaz), molto diffuso nelle zone assolate e alla grande quantità di fastidiosissimi insetti.

Il M. Croce, Spinefrasse, Ceva, Nuovo, formati durante il secondo ciclo eruttivo euganeo, sono costituiti da brecce latitiche e latiandesitiche, mentre il M. Castellon da riolite alcalina. Attorno al M. Spinefrasse si vedono anche brecce e tufi riolitici, ossidiane riolitiche, facies resinitiche e perlitiche.
Sul fondo del mare di 35 milioni di anni fa si stavano deponendo le marne euganee quando si è avuto un primo evento eruttivo sottomarino con lava riolitica, brecciata dal brusco raffreddamento a contatto con l'acqua. Un secondo evento, a carattere più basico, ha prodotto potenti bancate di brecce latitiche nerastre le quali, contenendo magnetite, fanno deviare l'ago di una bussola.
Sul M. Croce sono distinguibili, sopra le antiche brecce riolitiche, due distinti eventi eruttivi; c'è stata una prima eruzione di latite, che nella parte profonda mostra una fessurazione colonnare mentre nella zona superiore si presenta brecciata, seguita da una pausa durante la quale hanno ripreso a depositarsi le marne euganee. I micro e macrofossili in essa presenti permettono la datazione all'Oligocene inferiore (circa 32 milioni di anni fa), corrispondente a quella ricavata con il metodo radiometrico. Il secondo evento ha formato un duomo latitico con brecce autoclastiche che ha inglobato i sedimenti sottostanti.

Si parcheggia l'auto nello spiazzo attrezzato ai piedi del M. Croce vicino alla rotonda che da Battaglia porta a Galzignano.
Sopra lo spiazzo si trova il sentiero che si dirige a sinistra verso la cima del monte. Si attraversa un boschetto di robinia accanto ad una bella abitazione restaurata e si continua a salire fino ad un crocevia. Si tralascia il sentiero di sinistra che scende al paese, quello di destra porta alla cava e lo risaliremo al ritorno; prendete quello centrale in salita (indicato con la lettera B) che porta alla cima del Monte Croce (90 m). Qui incontrerete olivi, gelsi, roverelle, carpinelle, bagolaro, paliuro (o marruca), ebbio e asparago selvatico, tipiche piante di ambiente mediterraneo e farete il primo incontro con l'Opuntia. Sul monte c'era un monastero di camaldolesi ingoiato dalla cava.

Superata la cresta si scende attraverso un delizioso boschetto di roverella e pungitopo fino ad un bivio: a destra prosegue il percorso B, mentre voi prendete il sentiero a sinistra (segno rosso). La sella all'inizio è pianeggiante e in zona scoperta; da qui potete ammirare il panorama dei colli di Valsanzibio: Calbarina, Ventolone, Piccolo e Orbieso.

Ad un secondo bivio iniziate a salire a sinistra (segno giallo e rosso) verso il Monte Spinefrasse (202 m) su una zona in parte scoperta lungo un ripido sentiero inciso nella lava tra macchie di Opuntia, qualche semprevivo e roverelle sparse. Da qui si può vedere tutta la pianura che si estende fino al mare; in fondo la Villa Selvatico-Capodilista sul M. S. Elena e il M. Lispida. La Villa Selvatico-Capodilista è stata costruita nel 1647 da Benedetto Selvatico vicino a quattro laghetti che producono fango termale. Ha ospitato famosi poeti, intellettuali, pittori.

Si arriva finalmente sulla cima che si percorre in cresta, fra salite e discese, fino al M. Ceva. Il segno prevalente è di colore bianco. Nella prima parte si incontra un fresco bosco di robinia, ciavardello, roverella e qualche orniello, poi, superata una sella scoperta da cui si vede il panorama verso il M. Rua e i colli sopra Torreglia, si incontra il corbezzolo.

Giunti ad un crocevia i due sentieri a sinistra in discesa e diritto portano al Monte Castellone (207 m) nella cui sella si trova un mulino a vento per la produzione di energia; voi invece prendete il sentiero più stretto a destra in salita. In questa zona sulle rocce scoperte ricompare l'Opuntia, accompagnata dalla calluna, cisto, erica arborea, corbezzolo, ligustro e roverella.
Ancora un bivio e voi continuate a salire a destra, o piuttosto ad arrampicarvi sulla roccia che in breve tempo vi porta alla cima del monte.

Il Monte Ceva è formato da due sommità di uguale altezza (255 m); sulla prima c'è una croce in ferro e una nicchia scavata nella roccia, orrendamente dipinta di azzurro, con una statua della Madonna. Il panorama si apre a 360° su tutti i colli meridionali, la pianura verso Padova, fino al mare. La roccia è ricoperta dall'Opuntia compressa e dal semprevivo che alla fine della primavera macchiano il colle di giallo e rosa e circondata dal paliuro e qualche arbusto di fusaggine.

Dirigetevi verso la seconda cima del monte e proseguite poi in discreta discesa su un sentiero disseminato di cartelli con l'indicazione delle piante. Qui incontrate un bosco misto di ornello e robinia.
Sulla sella, alla fine della discesa, ignorate il sentiero che scende a sinistra e proseguite diritti; dopo pochi metri arrivate ad una locandina con la spiegazione sulla vegetazione: potete continuare a destra sulla cresta del colle, più esposta al sole, oppure più a sinistra lungo il versante in quota in mezzo ad un bosco di orniello e carpino bianco (a un bivio non prendete il sentiero che scende a sinistra ma rimanete in quota); entrambi portano ad un'altra locandina, vicino ad una roccia profondamente spaccata.

Proseguite prima in salita, poi in moderata discesa lungo il Monte Nuovo (153 m), abbastanza esposto al sole, dove si incontra di nuovo la nuda roccia con l'opuntia, fino ad un'antica costruzione in pietra che, con la sua recinzione, ci impedisce di scendere al Catajo.
Il castello del Catajo è stato costruito su ordine di Beatrice degli Obizzi nel XVI secolo come villa privata. Nelle sue 350 stanze si trovano interessanti collezioni, parte delle quali sono state trasportate a Vienna nell'Ottocento.
Nel grande parco all'inglese interno c'è un laghetto e nel bosco sul colle adiacente, tra piante secolari di querce, ippocastani e bagolari, vivono numerosi animali fra cui i daini.
Scendete a destra su un ripido sentiero ricoperto di ciottoli fino ad un altro bivio; il sentiero a sinistra scende con una scalinata di tronchi lungo i binari e si dirige al paese; proseguite scavalcando il tunnel ferroviario fino ad arrivare alla strada sterrata vicino ad un'azienda agricola, l'unico edificio che non è abbandonato.
Ripercorrerete ora il “ferro di cavallo” nella direzione opposta restando ai piedi dei colli. Evitate le assolate strade attraverso i vigneti che si staccano a sinistra, voi mantenete sempre la destra su strade più ombreggiate dove incontrerete gelsi, aceri e piante secolari fra cui un maestoso moro nei pressi di una delle tante case abbandonate.

Quasi alla fine della strada, quando siete in vista del Catajo, sulla destra una sbarra in legno vi indica l'ingresso della cava del M. Croce: la visione è spettacolare. Aggiratevi all'interno dell'anfiteatro a partire da destra, seguendo i segni rossi, toccando i diversi punti panoramici opportunamente allestiti.
Poco prima della zona umida salite sulla sinistra lungo il bordo esterno che vi porta in due punti panoramici; nel primo avete la visione della cava nella sua interezza; nel secondo, vicino alla parete della cava, potete ammirare i colli che avete appena attraversato. Continuate sul sentiero fino a raggiungere il bivio incontrato durante la salita: scendete a sinistra fino allo spiazzo.
